IL DISCORSO DI SILVIO BERLUSCONI ALLA
CAMERA
Signor Presidente, Onorevoli
colleghi, il lavoro che ci aspetta per ridare
fiducia e slancio all'Italia richiede ottimismo
e spirito di missione. Gli elettori hanno raccolto
e premiato il nostro comune appello a rendere
più chiaro, più efficiente e controllabile
il governo del Paese. Hanno ridotto drasticamente
la frammentazione politica e hanno scelto con
nettezza una maggioranza e una opposizione,
ciascuna con le proprie idee e passioni, ciascuna
con la propria leadership. Il voto è
stato un messaggio univoco alla classe dirigente,
è stato la prima grande riforma di tante
altre che sono necessarie. Gli italiani hanno
preso la parola. Hanno messo a tacere con la
loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di
chi non ama l'Italia e non crede nel suo futuro.
Hanno respinto insidiose campagne di sfiducia
astensionista o di protesta qualunquista e hanno
partecipato generosamente al momento più
alto di una democrazia liberale moderna. E hanno
detto: noi vi mettiamo in grado di risollevare
il Paese, sta a voi non deluderci. Dividetevi,
hanno detto i cittadini, ma non ostacolatevi
slealmente. Combattetevi anche, ma non in nome
di vecchie ideologie. Prendete democraticamente
le decisioni necessarie a risalire la china,
rispettate il dissenso e tutelate le minoranze,
che si esprimono dentro e fuori del Parlamento,
ma dateci stabilità e impegno nell'azione
di governo.
Fate uno sforzo comune perché chi governa
e chi esercita il controllo parlamentare sul
governo possano fare, ciascuno nel suo ambito,
il proprio mestiere. Fate funzionare le istituzioni
della Repubblica, ci hanno ordinato gli elettori,
riducete l'area della vanità e della
cosiddetta visibilità della politica
dei partiti, realizzate quanto avete promesso
di realizzare, e realizzatelo in fretta. Perché
una cosa è sicura: l'Italia non ha più
tempo da perdere.
Nella società italiana è maturata
una nuova consapevolezza, dopo anni difficili
e per certi aspetti tormentati. Si respira un
nuovo clima, che si esprime nella nuova composizione
delle Camere chiamate oggi a discutere della
fiducia al governo. La parte maggiore dell'opposizione
ha creato un suo strumento di osservazione e
di interlocuzione con il governo: il gabinetto
ombra di tradizione anglosassone, che può
essere d'aiuto nel fissare i termini della discussione,
del dissenso e delle eventuali convergenze parlamentari,
in particolare sulle urgenti e ben note modifiche
da apportare al funzionamento del sistema politico
e costituzionale. [...]
Il Capo dello Stato ha definito in maniera impeccabile,
citando l'opera e il pensiero di quel grande
liberale che fu Luigi Einaudi, i termini della
dialettica tra le istituzioni, e in particolare
tra la presidenza della Repubblica e la guida
del governo. Tutte le condizioni sono riunite
perché il Parlamento recuperi per intero
la fiducia dei cittadini, lavorando seriamente
e a pieno ritmo.
Il Paese non ci chiede compromessi al ribasso,
confabulazioni segrete o mercanteggiamenti,
ci spinge invece ad assumerci ciascuno la nostra
parte di responsabilità con un metodo
e una cultura che mettano il rispetto al posto
della faziosità, che mettano una polemica
vivace al posto della guerriglia paralizzante,
che mettano la bellezza della politica capace
di cambiare le cose e di migliorarle al posto
della demagogia, del chiacchiericcio, del teatrino
e dell'inganno.
Noi faremo la parte che un forte consenso democratico
ci ha assegnato. Non abbiamo promesso miracoli,
ma intendiamo realizzare piccole e grandi cose.
Partiremo da interventi di alto valore, insieme
simbolico e concreto, come quelli che definiremo
nel prossimo Consiglio dei Ministri che terremo
a Napoli.
Punto primo. Lo scandalo dei rifiuti non smaltiti
deve finire e finirà. [...] Punto secondo.
La casa è un bene primario [...] e la
tassazione sulla prima casa va definitivamente
cancellata. Punto terzo. Il reddito di chi lavora
va sostenuto anche dalla fiscalità generale,
soprattutto in una fase in cui il divario tra
prezzi e potere d'acquisto [...] si è
fatto in certi casi intollerabile, e chi si
impegna a lavorare di più e a contribuire
alla competitivita delle imprese va incoraggiato
con una sensibile detassazione dei suoi guadagni.
Punto quarto. La sicurezza della vita quotidiana
deve essere pienamente ristabilita [...]. Noi
non cavalchiamo la paura, al contrario: noi
vogliamo liberare dalla paura i cittadini, e
in particolare le donne e gli anziani. [...].
Signor Presidente, Onorevoli colleghi, non mi
attarderò sul lungo elenco delle cose
da fare. [...] Vorrei piuttosto collegare tutti
i temi cruciali che abbiamo di fronte [...]
alla vera grande questione che può determinare
una svolta dal pessimismo paralizzante che circola
oggi a quel vitale ottimismo e a quello spirito
di missione comune di cui ho parlato all'inizio.
Questo Paese deve rialzarsi, nel senso che ha
tutte le potenzialità per rimettersi
rapidamente in corsa e per tagliare il traguardo
decisivo di un nuovo tempo della Repubblica:
il tempo della crescita. Il problema principale
del nostro Paese è di ricominciare a
crescere dopo una lunga fase, e deludente, di
riduzione delle prestazioni del nostro sistema
economico e sociale. La crescita non è
solo un parametro economico, è un metro
di misura del progresso civile di una nazione.
[...] Crescere significa anche rilanciare il
Paese e i suoi talenti, significa formare nuove
generazioni di lavoratori altamente qualificati,
significa dare una "frustata" vitale
alla ricerca e all'istruzione, significa ricominciare
a padroneggiare il proprio destino senza lasciare
indietro nessuno. Crescere vuol dire ascoltare
il grido di dolore che si leva dal Nord e dai
suoi standard europei di lavoro e di produzione,
vuol dire incentivare forme di autogoverno federalista
indispensabili a un'evoluzione unitaria della
Repubblica, a partire dal federalismo fiscale
solidale. Crescere significa promuovere il Sud
del Paese considerandolo come una formidabile
risorsa per lo sviluppo e sradicare il peso
delle cattive abitudini e della criminalità
organizzata, la vera nemica della libertà,
della sicurezza e del futuro del Mezzogiorno
italiano, a vantaggio della libera creatività
e della voglia di fare di tante intelligenze
e volontà di cui sono ricche le regioni
meridionali. Crescere significa rinnovare il
paesaggio delle nostre infrastrutture, significa
tornare ad essere un sistema di convenienze
per gli investimenti degli altri paesi del mondo,
[...] significa ringiovanire l'Italia e farla
uscire dal rischio della denatalità.
Crescere significa promuovere la famiglia come
nucleo di spinta dell'intera organizzazione
sociale, significa dare alle donne nel lavoro
e negli altri ruoli sociali, un sostegno per
la loro autonomia, significa rimuovere le cause
materiali dell'aborto e varare un grande piano
nazionale per la vita e per la tutela dell'infanzia,
destinando nuove e consistenti risorse al fine
di incrementare lo sviluppo demografico. Crescere
vuol dire aumentare la nostra capacità
di scambio con il resto del mondo, vuol dire
assorbire e integrare con ordine e saggezza
le migrazioni interne ed esterne alla comunità
di paesi europei di cui facciamo parte, senza
lasciarci penetrare da un senso oggi avvertibile
di sconfitta e di chiusura di fronte alle difficoltà
e ai rischi dell'immigrazione selvaggia e non
regolata, e restando padroni in casa nostra
ma fieri dell'antico spirito di accoglienza
e dell'antica capacità di integrazione
del nostro popolo. [...] Crescere vuol dire
rivalutare il lavoro, renderlo più sicuro
e qualificato, vuol dire fare subito e bene
tutto ciò che è necessario per
mettere fine alla infinita, dolorosa e inaccettabile
teoria delle morti bianche. Crescere vuol dire
contrastare la rassegnazione ad alcune forme
di precariato particolarmente instabili e penalizzanti,
ma senza ripararci nella logica del posto fisso
e mal pagato, dell'immobilità sociale,
della pigrizia educativa, della tolleranza verso
forme abusive di mancato impegno nella realizzazione
del lavoro come vocazione e come missione nella
vita personale, particolarmente in alcuni settori
della pubblica amministrazione.
Per crescere dobbiamo affrontare una situazione
difficile dei mercati finanziari, sfruttando
la posizione di relativo vantaggio del nostro
sistema bancario e chiedendo agli istituti di
credito uno sforzo comune.[...] Dobbiamo anche
impedire, attraverso una tutela non protezionistica
dei nostri interessi, che forme sleali di concorrenza
stravolgano il mercato globalizzato e ledano
gli interessi dei lavoratori italiani e della
classe media, interessi che siamo chiamati a
difendere con intelligenza e con lungimiranza.
Dobbiamo tenere i conti in ordine, ridurre il
peso del debito pubblico in proporzione al fatturato
del Paese. Dobbiamo accrescere la volontà
e la capacità di contrastare l'evasione
fiscale, ristabilendo però il principio
liberale secondo il quale le tasse non sono
"belle in sé" e neppure un
tributo moralistico al potere indiscusso dello
Stato. Le imposte sono il corrispettivo che
i cittadini devono allo Stato per i servizi
che ricevono e sono quindi il presupposto e
la garanzia del buon funzionamento dei servizi
pubblici e la tutela di un equilibrio sociale
responsabile, mai punitivo verso chi produce
la ricchezza da ridistribuire con equità.
Dobbiamo contrastare il calo di competitività
del sistema economico mettendo l'insieme del
Paese che lavora e produce al passo con quelle
splendide imprese italiane che si sono ristrutturate
in questi anni [...].
Dobbiamo colpire i corporativismi e le chiusure
difensive che in passato hanno tutelato soltanto
i bisogni castali di un sistema assistenziale
e dirigista [...]. Dobbiamo risolvere positivamente,
contemperando l'interesse nazionale e le regole
del mercato, una rilevante questione industriale
come la crisi dell'Alitalia, senza svendere
e senza rinazionalizzare, facendo appello al
contributo decisivo della finanza e dell'impresa
italiane, che hanno tutto da guadagnare e niente
da perdere da un Paese più moderno ed
efficiente, e da un sistema di infrastrutture
e di trasporti adeguato ai bisogni e al rango
della nostra economia.
La crescita della prosperità e del ruolo
dell'Italia in Europa e nel mondo, nel segno
della responsabilità occidentale e della
ricerca di vie credibili alla pace, saranno
la bussola della nostra politica come Paese
fondatore del progetto europeo, come grande
nazione mediterranea naturalmente chiamata alla
cooperazione tra le due sponde del nostro mare,
e come pilastro dell'amicizia tra Europa e Stati
Uniti d'America.
Solo un Paese in crescita [...] può rinsaldare
le proprie ambizioni, può sostenere le
imprese di pacificazione e di promozione della
libertà in cui sono impegnati migliaia
di soldati italiani nel mondo, di cui siamo
orgogliosi e a
cui il Parlamento Italiano manda ancora una
volta il suo ringraziamento più forte
e più sentito. [...].
È nostro vitale interesse ridurre i focolai
di tensione in medio oriente e contribuire alla
più strenua difesa dell'esistenza e dell'identità
storica di Israele, il cui diritto alla pace
si specchia nel diritto indiscutibile dei palestinesi
alla costruzione di uno Stato indipendente e
di una democrazia capace di sradicare ogni forma
di intolleranza fondamentalista e di violenza.
Signor Presidente, Onorevoli colleghi, la riforma
dettata dal voto del 13 e del 14 di aprile ha
lineamenti che ai miei occhi, e non solo ai
miei occhi, risultano chiarissimi. Innanzitutto
nuova moralità nella politica e contrasto
fermo e deciso nella piena unità civile
del Paese nei confronti della criminalità
organizzata. Riduzione di ogni forma di privilegio
indebito e lotta a ogni forma di spreco del
denaro pubblico. Efficienza nella spesa, riduzione
del costo della pubblica amministrazione e moderazione
nelle pretese fiscali dello Stato, che deve
riuscire a semplificare e ridurre, sensibilmente
e gradualmente, la pressione delle imposte [...].
Sicurezza dei cittadini e affermazione di una
giustizia che abbia risorse e personale adatti
a un moderno Stato di diritto. E qui il mio
pensiero, riconoscente, il nostro pensiero va
alle Forze dell'Ordine e ai tanti magistrati
che compiono in silenzio il proprio dovere.
Per realizzare questo progetto di riscatto e
di rilancio occorre che una volontà comune
proceda a modifiche istituzionali che oggi,
dopo la lunga fase di divisione, sono sostanzialmente
condivise da una larga maggioranza in questo
Parlamento. L'elenco è noto [...]. Il
rafforzamento dei poteri dell'esecutivo e della
sua guida [...]. La diminuzione sensibile del
numero degli eletti e la definizione di compiti
diversi per le due Camere. Un assetto federalista
dello Stato che superi le difficoltà
incontrate con la riforma del titolo V della
Costituzione. Una riconsiderazione attenta e
condivisa della legge elettorale [...].
Noi siamo a disposizione, noi siamo pronti.
Il dialogo può e deve cominciare da subito,
non appena il governo sarà nel pieno
possesso delle sue attribuzioni, all'indomani
del voto di fiducia che vi chiediamo e che ci
attendiamo da voi. Nessuno deve sentirsi escluso.
Nella mia ormai consistente esperienza della
vita pubblica e politica [...[ ho avuto qualche
delusione e molte soddisfazioni. Non sono e
non sono mai stato un uomo solo al comando.
Ho sempre avuto foltissimo il senso della squadra
[...]. Ho sempre cercato dimostrare e di praticare,
anche quando su di me soffiava il vento dell'acrimonia
personale e la bufera della faziosità,
il massimo possibile di rispetto per gli avversari
politici. Non solo intendo continuare in questo
sforzo, qualche volta fallito forse anche per
una mia stanchezza o disattenzione, ma vorrei
che questa disponibilità divenisse una
regola, una buona, nuova regola della politica
italiana. Non per sopire, non per troncare,
non per ottundere il dibattito democratico e
il confronto civile, e talvolta anche lo strappo
radicale, ma per preservare istituzioni e popolo
dalla litigiosità inutile, da quel senso
di vacuità e di monotona ripetitività
che delegittima la politica agli occhi della
stragrande maggioranza degli italiani.
Con tutti i difetti della prima Repubblica,
una volta in Parlamento si era capaci di recitare
i sonetti di Guido Cavalcanti per rafforzare
un argomento, si era abili nel giocare di fioretto
un attimo dopo aver tirato sciabolate, e illustri
padri costituenti sapevano temperare le asprezze
della guerra fredda con l'ironia, persino con
l'umorismo, comunque con quel reciproco riconoscimento
di valore senza il quale non esiste una vera
classe dirigente.
Lo scontro per così dire "antropologico",
tra diverse classi di umanità che si
ritengono incomponibili e irriducibili, è
ormai alle nostre spalle, deve restare alle
nostre spalle. Abbiamo finalmente realizzato
l'alternanza di forze diverse alla guida del
governo, sottomettendoci alla logica del consenso
e imparando con fatica che la Repubblica, i
luoghi della sua memoria, i simboli della sua
storia, sono patrimonio comune di tutti gli
italiani, anche di quelli che si sono battuti
per molti anni da parti opposte della barricata
della storia. Facciamo tesoro di questa aria
nuova, respiriamola a pieni polmoni. [...].
Le sfide, signor Presidente, cari colleghi,
sono sempre anche delle scommesse, degli azzardi.
E ad aiutare tutti noi, invochiamo l'aiuto di
Dio. Speriamo anche di avere fortuna. Ma la
fortuna, lo sappiamo bene, non viene incontro
a chi fa vita pubblica se non è incoraggiata,
invitata con pazienza, forse anche sedotta e
ammaliata da una buona dose di coraggio e di
virtù.
Con forte responsabilità ma anche con
grande gioia per il compito che gli italiani
ci hanno affidato, auguro sinceramente buon
lavoro a noi del governo e della maggioranza
e a voi tutti colleghi dell'opposizione. E auguro
a chi ci ascolta fuori da quest'aula di ritrovare
l'orgoglio di sentirsi italiani [...].
Vi ringrazio, viva il Parlamento, viva l'Italia.